
CUORE CATTIVO

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REGIA: Umberto Marino
CAST: Kim Rossi Stuart, Cecilia Genovesi,
Massimo Ghini, Ludovica Modugno,
Massimo Wertmüller
1994 Italia 96m
DRAMMATICO
il Saggio
Due personaggi emarginati per motivi diversi dalla società cosiddetta "bene" si scontrano fisicamente (e non solo) sullo sfondo di una periferia cittadina, identificata nella pellicola dall'idioma romano, ma comunque oggettivamente riscontrabile in qualsiasi altro posto del nostro Paese.
Un incontro-scontro molto sincero, allarmante e al tempo stesso foriero di speranza.
Curiosa ed ovvia l'escalation emozionale dei due protagonisti, simili per alcuni aspetti, che sfocia in simpatia reciproca; il germoglio della reciproca comprensione. Un sentimento più profondo, in netto contrasto con l'atmosfera iniziale.
E il dramma ne è il giusto epilogo.
Il progetto di Umberto Marino si basa su un'idea ed una sceneggiatura un po' rustica ma interessante, non priva tuttavia di alcune forzature (ad esempio la raffigurazione di come forze dell'ordine e prefetto gestiscono il fatto è decisamente parodistica e ingenerosa).
Il cast si comporta egregiamente: Kim Rossi Stuart e Cecilia Genovesi offrono una prova molto emotiva macchiata soltanto da qualche sbavatura, ma risultano vincenti e vengono ben coadiuvati da un bravo Massimo Ghini.
Ritengo che la pellicola sia degna di considerazione per un aspetto in particolare (a mio modo di vedere, l'idea cardine attorno alla quale ruota l'intera vicenda), ossia il risalto morboso e utilitaristico che i media riservano alla "notizia".
Sul grande carrozzone della "diretta" tutto quel che rende "sensazionale" la circostanza diventa preminente, addirittura più importante dei protagonisti stessi, burattini questi ultimi manovrati dalle esigenze del palinsesto.
Un piccolo monito per la società odierna, sempre più passiva di fronte alla magica scatola luminosa chiamata televisione.
Fabbione (in Dottor Kurando)
Umberto Marino rientra in quella sterminata categoria di autori che hanno fatto parlare di sé per breve tempo, sfrecciando con la loro opera attraverso i grandi canali di comunicazione e spegnendosi alla stessa velocità di una stella cadente. E il cielo ne ha ospitate infinite di stelle cadenti, che nella loro fulminea traiettoria hanno illuminato il buio delle sale cinematografiche per poi svanire nel nulla.
E noi spettatori, con gli occhi sognanti fissati verso il buio, abbiamo spesso assistito a delle tremende fumate nere (caratterizzate da inevitabili flop al botteghino), ma a volte è capitato anche d'imbatterci in vere e proprie fiammate di celluloide, che non abbaieranno in mezzo al branco dei film che 'contano', ma che ci hanno comunque lasciato un bel ricordo di loro.
E fortunatamente Cuore cattivo si colloca in questo secondo gruppo di lavori 'dimenticati', confermando un'altra verità non meno importante: a volte alcune idee le sentiamo talmente dentro da farne quasi una questione di vita. Prendiamo il caso di Marino. E' riuscito ad esternare il suo racconto utilizzando diverse forme di linguaggio, come la letteratura, l'esposizione teatrale e infine il coraggioso salto nel circuito cinematografico. Come a volersi servire di tutti i mezzi disponibili - in maniera rigorosamente sincera e genuina - per far conoscere alla moltitudine di persone un argomento degno di essere trattato.
La trama è tanto semplice quanto intrigante: un giovane romano di borgata, Scalise, fallisce una rapina a mano armata in una tabaccheria. Messosi in fuga da una serie di coincidenze sfavorevoli, si rintana di soppiatto in un appartamento a pian terreno, trovandosi davanti a una ragazza costretta sulla sedia a rotelle. Barricato dentro casa darà il via a una faticosa mediazione con le forze dell'ordine e i media televisivi per il rilascio dell'ostaggio…
Il carburante che tiene acceso il motore narrativo è fornito dalla convincente performance degli attori, tutti molto bravi. Ma la palma d'oro spetta senz'altro a Kim Rossi Stuart che, nel ruolo del giovane Scalise, mostra qualità interpretative sorprendenti, rendendo verosimili i comportamenti del personaggio, furioso con tutto e tutti ma anche impacciato e a tratti divertente. Ed è proprio a partire dalle gesta di Scalise che si snoda la vicenda, funzionando egli stesso come specchio di una società indifferente al disagio di un ragazzo di periferia come tanti. Alla sua incapacità di correlarsi con il mondo e le regole in esso contenute (emblematico l'atteggiamento estraniato e fuori luogo di Scalise dopo aver adocchiato in tivù l'ennesimo sciopero da parte di una folla di lavoratori).
Detto ciò, è utile evidenziare anche i piccoli rovesci della medaglia, caratterizzati da leggerezze veniali da parte del regista. Uno su tutti è l'episodio del ministro 'playboy' chiamato in causa per dire la sua circa il rapimento. In questo caso, malgrado Marino si sforzi di denunziarne il fatto, non evita di trasformare l'intera sequenza in una macchietta involontaria. Quando al contrario, secondo il punto di vista di chi scrive, gli atteggiamenti di molti funzionari dello Stato divengono inquietanti proprio per la loro tendenza di prendersi troppo sul serio.
Tra le curiosità troviamo un Valerio Mastrandrea dalla parte dei buoni. Un attore a cui va il merito di trovarsi sempre invischiato in piccole ma intelligenti scommesse produttive: basti pensare a film come Cresceranno i carciofi a Mimongo, Tutti giù per Terra, In barca a vela contro mano, L'odore della notte, Gente di Roma e i numerosi contributi a cortometraggi e videoclip nostrani.
