
CLERKS - COMMESSI

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REGIA: Kevin Smith
CAST: Brian O'Halloran, Jeff Anderson,
Marilyn Ghigliotto, Lisa Spoonauer,
Jason Mewes, Kevin Smith
1994 Stati Uniti 90m
FOTOGRAFIA: BN
COMMEDIA (BLACK COMEDY)
Marcone (in Benjamenta) 
Prendendo spunto da un celebre canto di Elio e le Storie Tese partirò introducendo il blasonatissimo archetipo che risponde al nome di 'mio cuggino'.
Già, perché attraverso il suo entusiasmo ho sentito parlare per la prima volta di questo film.
Parlo di sette anni fa circa. Lui un consumato cinefilo ventiquattrenne io un quindicenne col pallino del cinema horror, da poco proiettato nell'universo splatter e a secco per quanto concerne il resto.
Parlava di Clerks come di una piccola gemma di cinema indipendente, di un film esilarante e imprescindibile. E io lo snobbavo, bramoso com'ero allora di emoglobina e interiora.
Forse, scomodando riletture epiche e fataliste dei fatti, "ancora non ero pronto", in sostanza mi feci parzialmente influenzare da quella risibile riluttanza al B/N che colpisce il fruitore medio (leggi mediocre) di cinema moderno. Non vidi Clerks e nel tempo smisi anche di frequentare 'mio cuggino'.
Anni dopo conobbi Fabbione e per la seconda volta mi trovai a dover fare i conti con questo film.
Colsi la palla al balzo.
Risultato: risate, tante risate e la gioia di aver compreso finalmente il vecchio entusiasmo di mio cugino ogni qualvolta nominasse la parola Clerks.
La morale di questa storiella la lascio volentieri a Jay (uno dei due spacciatori - insieme a Silent Bob/Kevin Smith - che presidiano l'ingresso del Quick Stop, negozio intorno al quale girano tutte le vicende del film):
"…mia nonna diceva sempre che un piatto non è un piatto se non c'è un cazzo…ma che ne so che vuol dire, mia nonna era arteriosclerotica, non faceva altro che pisciarsi addosso…"
Clerks, a parer mio, è un'isola felice sperduta nel mare di pellicole etichettate come 'commedia indipendente'; un esperimento riuscitissimo difficilmente ripetibile. Non è un caso che il buon Kevin Smith non sia riuscito a sfruttare a lungo l'alchimia, dando vita a una buona pellicola come In cerca di Amy e a un inutile semi-aborto dal titolo Generazione X.
Il successo di Clerks può essere sintetizzato dalla dinamica simbiosi in cui interagiscono gli elementi portanti della narrazione: personaggi e situazioni.
Dante, Randal, Jay, Caitlin, Veronica, Silent Bob, Palla di neve e tutti gli acquirenti del Quick Stop (dove lavora Dante) e dell'RST video (dove lavora Randal) godono di genuina credibilità anche quando si riducono, per essere funzionali alle situazioni, a macchiette. E credibili, taglienti e coinvolgenti sono i loro atteggiamenti che s'incarnano in dialoghi fitti e diretti.
Rapida fruibilità in netta contrapposizione alle strategie macchinose e sovrabbondanti della comicità forzata e della battuta plasticamente volgare.
Le situazioni, per osmosi, prendono vita dal nulla (vedi il dialogo sulla distruzione della morte nera nel film Il Ritorno dello Jedi) e, filtrate dal graffiante umorismo e dalla naturale spontaneità dei personaggi, si arricchiscono perdendo la connotazione di semplici sketch.
Clerks è uno di quei film che terminano lasciando una tiepida amarezza. Per 90 minuti scarsi proietta in un contesto in cui un ventenne (e forse l'eccessiva selettività anagrafica del pubblico è un punto debole della pellicola) non può non immedesimarsi. Una realtà popolata da soggetti che, incredibilmente, sembrano rubare parole, espressioni e comportamenti direttamente dal nostro cervello e che è triste dover salutare al sopraggiungere dei titoli di coda.
La regia di Smith è brillante, creativa e allo stesso tempo sicura e funzionale, mai esibizionistica o compiaciuta.
La scelta del bianco e nero un'intuizione felicissima, una firma a caratteri cubitali che significa PRODOTTO INDIPENDENTE (e nel caso di Clerks anche sinonimo di QUALITA').
Una segnalazione di merito va ai titoli di coda del film in cui appaiono, ad un certo punto, un elenco di nomi affiancati da un singolare e specifico ringraziamento da parte di Kevin Smith.
Un momento triste è stata invece la scoperta della responsabile dell'adattamento dei dialoghi italiani: Anselma Dell'Olio, moglie di Giuliano Ferrara. Una donna che indispone a livello fisico e psichico malgrado mi costringa a riconoscerne il suo eccellente operato.
Stella d'argento (D'oro se avessi avuto da recensire solo commedie e film comici).
"…CHIUSO!".
il Saggio 
Opera prima di Smith. Ed in quanto tale prodotto proteiforme, caratterizzato da momenti di reale genialità, ma anche da qualche metro di pellicola di scarso costrutto. In ogni caso irriverente, non convenzionale e soprattutto coraggioso. Non tanto per la sboccata sceneggiatura, bensì per l'ottima descrizione di un quadro generazionale: il ventenne, a contatto diretto con la realtà lavorativa, che vive sulla propria pelle la depressione e l'insoddisfazione verso se stesso e quello che lo circonda.
Lo ritengo un film formativo, imprescindibile per un qualsiasi adolescente e nel mio personalissimo podio a braccetto con un libro altrettanto fondamentale, Porci con le Ali, di Lombardo Radice e Ravera(Mondadori). Penso che entrambi, a parte il linguaggio sconcio, abbiano in comune la capacità di strappare risate esagerate. Io di rado ho potuto ridere così di gusto grazie ad un film o ad un libro e poi accorgermi che il loro messaggio subliminale era anche un invito all'approfondimento mentale.
Scoprii Clerks per la prima volta molto tempo fa, quando Fabio, verso le due di notte di una sterile serata, m'invitò da lui per farmi vedere un frammento di opera cinematografica a suo dire clamoroso(Dante e la ragazza intenti a litigare per una questione di sesso orale…). Terminai la visione con le lacrime agli occhi, ruzzolandomi sul tappeto con le mani sullo stomaco per il divertimento.
Reagii così perché impreparato e ignaro alla strepitosa realtà proposta dal regista ed è per questo che credo sia importante parlare poco della pellicola. Farlo ne svilirebbe la peculiarità.
Prendete il film e guardatelo senza saperne troppo. E' il modo migliore per appassionarsi ai due personaggi protagonisti e alle mirabolanti gag descritte.
Pellicola in bianco e nero, budget ridotto, ma tante idee e soprattutto la sensazione, quasi certezza, che tutta la lavorazione sia stata portata a termine con grande allegria.
Bob il silenzioso(cammeo del regista) e Randal presenze fantastiche ed adorabili.
Stella d'argento, con tutto il cuore. Ed un dubbio: sarà possibile in futuro vedere un film simile? A Smith non è più riuscito di ripetersi su questi livelli. La caccia è comunque aperta.
Fabbione (in Dottor Kurando) 
Nelle sale cinematografiche italiane è transitato alla velocità di una fiammata, malgrado si fregiasse di uno dei più riusciti trailer di tutti i tempi: nessuna trovata di sorta per far abboccare lo spettatore, nessuna voce fuori campo dal timbro caldo e suadente, né il furbo ricorso al montaggio frenetico, ma solo l'idea di riproporre uno sboccato dialogo tra Dante e Veronica volutamente infarcito di bip censori. "Mi dispiace tanto, pensavo avessi capito…" "E difatti ho capito che hai fatto l'amore con tre ragazzi e basta, non mi hai detto altro." "Per piacere stiamo calmi!" "Quanti?" "Dante!" "Quanti bip hai succhiato?" "Lascia perdere!" "Quanti?" "Va bene, sta zitto un secondo e te lo dico, gesù! Io però non ho mica perso la testa quando mi hai detto quante ragazze ti sei bip!" "C'è differenza e pure grossa, quanti?" "Ehm…" "Allora?" "Ehm, più o meno circa trentasei…" "Cosa? Più o meno circa trentasei?"
"E parla piano!" "Ehi aspetta, che significa più o meno circa trentasei? Compreso me?" "Ehm, trentasette…" "Io il trentasettesimo? Santo cielo! (rivolto a un cliente appena entrato in negozio) Trentasette, la mia ragazza ha ciucciato trentasette bip!" "In fila? (la risposta del cliente)". Irresistibile!
Insomma, concepire un film 'semplice' come Clerks fa tornare alla mente la solita vecchia storia infinita. Una marea di ragazzi creativi con un'idea fissa in testa e il desiderio d'imprimerla su pellicola. Poi, inevitabilmente, si fanno strada a forza di spallate i giganteschi problemi che regolano la lavorazione di un film. E se tutto va male ci si troverà di fronte a un prodotto che mostra più le falle tecniche (con conseguenze disastrose) che l'idea di base, nel migliore dei casi invece, il sogno che per un attimo aveva trasformato questi giovani rampanti in cineasti coraggiosi verrà di nuovo riposto nel cassetto. Un gesto nobile in definitiva, come a voler contrastare l'antipatica tendenza del "tutti fanno tutto".
Ecco perché il prodotto di Kevin Smith ha del miracoloso; un filmetto in bianco e nero dal budget striminzito ma girato con ingegno, attori non professionisti eppure artefici di una prestazione incredibile, una sceneggiatura perfetta che esaspera le caratteristiche dei personaggi (comprese le divertentissime comparse), un battage pubblicitario determinato dal solo 'passaparola' e un successo di cassetta planetario. Nel tempo hanno aggiunto colore (in bianco e nero) a questo incantevole quadro i riconoscimenti dall'alto in occasione del Sundance Festival e nella croisette di Cannes. Altro punto a favore riguarda la traduzione del film, paradossalmente più divertente nella versione italiana. Ciò è dovuto dai limiti imposti dalla lingua inglese, che non avendo una vasta gamma di vocaboli triviali cui attingere (vedi i soliti fuck, shit e dick), viene facilmente surclassata dai fantasiosi turpiloqui che vivacizzano il nostro lessico.
Stella d'oro perché si è imposto come capofila di un nuovo genere, nessuna stella per l'incapacità di Smith di cambiare registro e tentare nuove strade, scivolando a volte in patetici lavori simil-Clerks degni del peggior Ed Wood. Fate voi la media.
