THE WICKER MAN

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REGIA: Robin Hardy
CAST: Edward Woodward, Christopher Lee,
Britt Ekland, Diane Cilento
1973 Gran Bretagna 102m
HORROR




Filippone (in Porcoddena) 

Un agente di polizia (Edward Woodward) finisce in un minuscolo villaggio su un'isoletta sperduta della Scozia alla ricerca di una bambina scomparsa. Dopo la prevedibile ostilità dimostrata dagli abitanti del luogo, il poliziotto inizierà a notare caratteristiche di quella comunità ben più inquietanti di una semplice occhiata sospettosa: i bambini vengono istruiti dalla maestra sulla simbologia fallica del palo piantato nel cortile della scuola, le ragazze ballano nude attorno ad un falò in strani rituali propiziatori e un mal di gola viene curato inserendo una rana viva nella bocca della bambina malata. Il morboso paganesimo che sembra regnare sul posto viene confermato dalle teorie della figura-leader del villaggio (Christopher Lee), una specie di santone in borghese che sfida col sorriso sulle labbra tutte le credenze religiose dell'agente, fervente cattolico.

Cult-horror britannico degli anni '70, The Wicker Man, visto a circa trent'anni di distanza dalla sua uscita nelle sale, dimostra di trattare temi attuali in un mondo in cui pagliacci in doppio petto sproloquiano riguardo conflitti e presunte superiorità di culture in contrapposizione.
La fermezza con cui il poliziotto venuto dalla terraferma (ovvia rappresentante di civiltà e progresso) difende i suoi ideali, una volta sfidata dalle parole di Lord Summerisle dovrà confrontarsi con la spietata ironia della sorte che attende il protagonista nel finale del film, un'opera che - come ogni horror degno di essere annoverato tra i migliori esempi del genere - pone dei dubbi e sovverte le certezze dello spettatore sfidandolo in un contesto denso di inquietudini ed elementi paurosi.

L'atmosfera che si respira nel film di Robin Hardy è costruita - anziché nelle ombre tipiche del cinema d'orrore - dalla accecante luce solare che rende banalmente normali i riti e le usanze che turbano la vista e la mente del protagonista e, con lui, del pubblico. Dai toni quasi folkloristici (Britt Ekland - un'attrice/bambola umana mai così sexy - che danza nuda in una specie di ballo rituale) il film scivola pian piano in territori malsani e disturbanti che culminano nella rivelazione del “wicker man“ del titolo, un'immagine che vi rimarrà impressa negli occhi molto più a lungo di quanto non vorreste.