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giovedì 28.9.06 16:37 Supermercato Poste Italiane Ci lamentiamo sempre dell'Italia, ma stavolta grandi innovazioni nel nostro paese! Finalmente, fra un po' di tempo, alla posta potremo fare anche la spesa. Ci sarà il banco dei salumi (a signò, me dia du' etti de presutto, è 'n zucchero. E assaggia st'olive che so' greche), quello del pane e pure le cassiere spogliarelliste. Era ora, lo so, non si poteva continuare così. Ma ti pare che uno, per comprare un libro, va in libreria? NO! SCANDALO! Vai alla posta. E se mi serve l'ultimo cd di Ligabue? Tranquillo, c'è il postino. Non che te lo porta a casa, ma che ti consiglia sulle migliori hit del momento, su quanto sia imperdibile l'ultima RACCOLTA di Ramazzotti, di cui tu hai tutte le canzoni, ma che ti comprerai lo stesso tra il pagamento di una bolletta e l'altra. Così, per ingannare il tempo, tanto è SCONTATO, CONVIENE. Che bello andare alle poste ed ubriacarti con le birre tenute in fresco nel frigo dei conti correnti, così le ore che passi in fila ti volano. E che è colpa loro? Purtroppo è uscito il cd di Zucchero e sono tutti accorsi per non rischiare di rimanere senza. Tutto bello, bellissimo... tanto, da ubriaco, nemmeno ti accorgi di quanto siano aumentati i pacchi (9,10 euro - diciotto sacchi! - per il più economico J+3, visto che il pacco ordinario ve lo fanno fare col cazzo) perchè paghi con la carta di credito e puoi avere anche un milione di euri di scoperto, con un piccolo tasso d'interesse che l'usuraio sotto casa mia, al confronto, è Madre Teresa. Siccome dovevo rinnovare il passaporto, e saputo che questo è uno dei nuovi servizi "postali", prendo il numeretto e aspetto il turno. Tocca a me. Allo sportello c'è l' "amico mio". Mi borbotta qualcosa che non capisco. Riprova. Io, ingenuo, a voce non dico alta ma media: "Che? Non si può fare? Avevo sentito che si poteva rinnovare anche alla posta." Allora alza leggermente la voce, al che capisco tutto e capisco pure di starmene un po' zitto. "Vai in questura..." - mi sussurra - "ché qui ti prendiamo la commissione. Poi noi facciamo la stessa cosa: lo mandiamo in questura. Tu lo dai a noi, noi a loro, loro ci chiamano quando è pronto, poi lo andiamo a prendere... insomma, ci vuole almeno un mese." Poi, a voce normale, "MA IO NON TI HO DETTO NIENTE, EH?" Ringrazio e scappo via, fuori da quel supermercato maledetto. Ti facilitano la vita, lo fanno SOLO PER TE. Tutti insieme, gridalo anche tu: VIVA LE POSTE ITALIANE! p.s. le poste sono privatizzate solo in quattro paesi del mondo: Ghana, Nigeria, Argentina e... Italia. lunedì 18.9.06 19:21 Felice, il tabbaccaro felice Felice emigrò da Napoli e si trasferì in una ridente città, di quelle dove si trasferiscono tutti perché c'è lavoro (sììììì, ciao!): Roma. Giunto nella capitale, con non troppi soldi ma neanche pochi, si comprò una piccola attività, una tabaccheria in un piccolo quartiere. Così non si arricchì, visto che nel piccolo quartiere le pizzerie falliscono dopo aver cambiato gestione, i negozi d'abbigliamento durano due mesi, e le uniche a campare sono le piccole attività storiche (barbiere, bar, tabacchi - appunto - che già c'era, forno, vinaro) che vendono perché sono tutti amicci da anni. Pure Felice campò. Non ricco, ma manco povero. Io gli dicevo sempre: "Felice, èssi felice!", ma lui non rideva mai. Cioè, rideva alle battute degli altri, ma alla mia mai, ma le altre volte era spesso sorridente. Sì, posso dire che Felice era piuttosto Felice, ma voleva esserlo di più. Un giorno ebbe l'idea di fare più soldi. Mise un distributore di sigarette, di quelli automatici che la notte, se stai in crisi d'astinenza, c'infili le monete rubbate dalla fontana di Trevi con la calamita (vera storia: le rubava mio zio), e ottieni la tua droga legalizzata. Lo spacciatore miliardario di turno ringrazia. Felice, però, aveva dimenticato le sue origini. Per capire quali vi racconterò al volo un aneddoto. Un giorno un gruppo di studenti napulitani venne nella capitale. Ad uno rubarono il portafogli sull'autobus. Quando andò in questura beccò il commissario napoletano che lo prese per il culo fino alle lacrime, insistendo sul fatto che un napoletano non poteva farsi fregare il portafogli, e per di più in trasferta. Probabilmente lo studente si suicidò. Ora, se non siete Simona Ventura, avrete capito cosa intendo con "Felice aveva dimenticato le sue origini". Andò a finire come doveva finire. Trovai il buon Felice (quel giorno più Aldo che Felice) bestemmiare per strada in aramaico antico (del quale si è persa ogni traccia, ma lui l'ha ritrovata), imprecando contro i giovani "teppisti" di quartiere (nel quartiere si sopravviiiive, fratello... che ciai na sigaretta? che ciai mille liiiire? no, non te le do che ti ci compri la droga. Nun è veeeero, me ce compro er bijetto dell'autobùsse) che gli avevano riempito la macchina capitalista di 500 lire. La stupida macchina, infatti, le scambiava per monete da 2 euri. La voce si diffuse in fretta. In fondo Felice aveva commesso un peccato capitale ed era stato punito dagli arcangeli mandati da iddìo. Ora il nostro si è trasferito. Cento metri più in là, sempre stesso quartiere. mercoledì 13.9.06 23:35 Giustizia fai da te, no Alpitur (ahi ahi ahi ahi ahi! so' cazzi vostri) colonna sonora obbligatoria: Atac di merda - Prophilax nota per i poliziotti (infami): tutto quello che segue è frutto della fantasia dell'autore, che sarei io. Lo specifico perché i poliziotti sono un po' di legno. Allora so' mejo i carabinieri. No, no, i finanzieri. No, i militari. In quest'Italia di oggi, nell'Italia del più forte, ottenere giustizia è sempre più impossibile. Così, nella frustrazione, si va avanti giorno per giorno, sòla per sòla. Pensate alle bollette del telefono, dell'acqua, della luce. Ogni tanto mille euro così, perché SI SONO SBAGLIATI, tanto qualcuno paga. Non hanno il tempo o la voglia di protestare, di fare causa, non hanno la forza di ribellarsi. Anch'io pagavo sempre. Anche per due fermate di autobus, pochi minuti di trasporto, pagavo un euro. Onestissimo. Sono sempre stato una persona molto onesta, però esigo l'onesta anche dall'altra parte. Su questo non transigo, no no no. Era bello quando l'autobus, percorrendo la corsia preferenziale, superava le centinaia di automobili bloccate da loro stesse. Sempre ci illudevano che tutte le linee avrebbero adottato le preferenziali. Si pubblicizzava una grande rivoluzione. Ma poi aprii gli occhi ed avvenne pure un fatto: cominciarono a toglierne qualcuna. Aumentò, per nuovi buchi giuridici, la tolleranza verso le macchine. Privarono di qualsiasi potere il buon autiere che, al massimo, può telefonare (se dotato di cellulare di servizio funzionante) alla centrale che poco può fare. Una volta si chiamava il carroattrezzi. Mi sentii preso per il culo e la frustrazione aumentò. Più tardi notai che ero uno dei pochi a timbrare il biglietto. Molti, all'atto dell'inserimento nella macchinetta infame che funziona sempre a cazzo di cane, mi guardavano come fossi un marziano; anche perché la macchinetta spesso mi suonava pure, come per dire che il biglietto era già timbrato, pure se non lo era, facendomi passare per il mariuolo (che si fa pure beccare) di turno. Decisi un esproprio proletario. Sì, in questi casi lo è veramente, eccheccazzo. Onestamente, e con metodo gandhiano: disobbedienza civile. Da allora mi armai di 51 euri (perché, visto che nessuno paga, se ti arriva a casa la multa costa 101 euri, se paghi subito c'è lo sconto di 50) e ancora aspetto il fatidico controllore che mi dici: Bigliettooo... Bigliettoooo... Nun cell'ho. Allora te faccio'a mult' E fammela, fammela, io non aspetto altro. Tanto me costa molto di meno di quella sola dell'abbonamento: 30 euri al mese per sta 3 ore al giorno fermi in una scatola di sardine. Io mi segno quanto mi riduco. Quanto rubo, se preferite. Quanto riprendo, se usiamo un'espressione da me preferita e che rispecchia meglio la situazione. Nel portafoglio i 51 euri stanno facendo la muffa. Sono vecchi, piegati. Mi sa che il controllore, se mai si vedrà, neanche li accetterà. Cazzi suoi. Segnarsi tutto è fondamentale e dà grande soddisfazione. Ti senti un piccolo Tronchetti Provera che calcola gli utili e scarica le bestemmie dei clienti su quei poracci dei call center. Ah, lo sapete che in questa città, ogni tanto, i poliziotti sparano a chi non c'ha il biglietto? Speriamo bene... E se non ci credete, sentite questa! nota: le aziende di trasporto pubbliche non falliscono perché si cuccano già i soldi delle tasse. nota2: il file dei piedipiatti proviene da qui, dove troverete pure un approfondimento. La storiella è a metà pagina. Ancora non avete sentito questo?!? Che aspettate, l'autobus? Aspetta e spera... p.s. finora sono stato... "rimborsato" di 216 euri. sabato 9.9.06 23:12 Bill Gates c'ha il cazzetto Sto per tornare, ragazzi, ci stiamo lavorando. Come NOI CHI? Io e me, no? Ecco perché ci vuole molto, molto tempo. Siamo pigri, noi. La vita va assaporata lentamente, come quella mozzarella del cazzo. Perché sinnò finisce subbito, e i miei amici partenopei saranno d'accordo. Aeiheee, che fretta c'è, un momentino... Insomma stiamo lavorando a questo computer maledetto e a questo windows maledetto. Due cose sono sicure nella vita: una è la morte, ovvio; la seconda che uno più c'ha soldi e più te lo butta al culo (Bill Gates in questo caso, ma potrebbe essere Tronchetti Provera, Vittorio Emanuele di Savoia, Trenitalia, Omnitel etc etc.) Ritornerò perché in rete ci vogliono più cazzate, ma anche per elargire qualche nuova dritta per difendersi dalla vita difficile. E' un mondo difficile e vita incerta, felicità a momenti... tittì ti rittì rittì rittìttì tì, che dovrebbe essere la schitarrata di Tonino Grande Carota. |
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