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giovedì 17.3.05 18:56 La strana macchina della Sgrena Nessuno che s'incazza e dice: "Ehi, ragazzi del telegiornale, ma se dite che i colpi arrivano prevalentemente da destra, perchè non fate vedere il lato destro?" Così, al "veditore passivo di televisione", che poi è anche l'elettore medio, arrivano quei tre buchetti sul lato sinistro e, tra le versioni dei testimoni oculari (decine di colpi) e quelle berlusconamericane, indovinate un po' quella che farà sua? Che avvenga inconsciamente o no. Oggi il regime si fa con l'informazione: ciò che non si vede non esiste. La cultura non si paga (e neanche Berluscone) E' ormai da un po' che cerco di dare meno grana possibile al Berluscone, strano animale che tutto mangia e fagocita. Mi sento invaso dovunque: centri commerciali (Standa, Panorama, gruppo Rinascente - quindi anche Ochan - etc), monopolio di Dvd (Medusa) e cinema, assicurazioni, soldi dello stato (diamo fior di miliardi non solo a lui, pensate a Bossi e compagni!), pubblicità (Pubblitalia, ovvero il 90% dellà pubblicità in Italia, quotidiano La Repubblica compresa)... Tutto. TUTTO. Ma quello che non accetto: i LIBRI, cazzo! Quelli li devi leggere per forza, pena la morte cerebrale. Ebbene Mondadori si espande e risucchia tutti. Einaudi, Rizzoli e tantissime altre. La Feltrinelli no, tra parentesi: (La Feltrinelli) Allora mi chiedo, ognuno di noi ha la sua biblioteca comunale, che si trovi pure in qualche paesino, la biblioteca ce l'hai. Mi sono detto, ma che cazzo sto a comprare i libri quando c'ho le più grandi biblioteche d'Italia a disposizione? Sì, lo so, è bello avere il libro e conservarlo lì, ma per come la vedo io potete sempre comprarlo dopo, e se vi ha fatto cagare non lo comprate per niente. Ragazzi, non so come state nei paesini vostri, ma qui a Roma c'è davvero di tutto. Io ci ho trovato Cuore Cattivo, uno dei primi film di Kim Rossi Stuart. Ecco, se stanno così con le videocassette immaginate con libri. Non dico altro. (Per gli uomini di poca fede: provate qui l'archivio on-line romano) giovedì 10.3.05 16:55 Alle cinque di sabato mattina Sveglia alle quattro di mattina con calma. Sì, sì, con calma, perchè non mi piace fare le cose di fretta. Megazaino pronto: sono stato uno scout. Cattolico, perdìo! Quattro e tre quarti in fermata. Passaggio previsto dell'autobus: cinque e cinque: dieci. No, senza dieci. Troppo anticipo, ho esagerato. Mi metto a leggere un libro (Bukowski) con il giratore automatico di pagine: i pazzi in giro di notte/mattina vi sventolano un bel po' col loro passaggio da formula uno. (nessun botto? nessun pedone mattiniero spiaccicato?) Con vostra sopresa non mia, alle cinque e cinque il bestione mi spalanca le sue porte e s'inchina, a me: miracoli delle sospensioni elettroniche (possono inclinarsi lateralmente). Salgo e con mia - questa volta sì - sorpresa noto un'altra persona a bordo. Oltre all'autista, certo, spiritosoni. Un'africana ben vestita. "Sarà una puttana" mi dico. "Chi cazzo vuoi che ci sia in giro a quest'ora?" Oltre agli autisti degl'autobus, certo, mi avete rotto con 'sta cosa. Dopo un po' sale (e pepe. Ah ah, stanno tutti a ride!) un gruppo di vecchiette (?). Poi altra gente. Alle cinque e un quarto occupati quasi tutti i posti a sedere. Al capolinea della metro i cancelli blindati sbarrano la strada ai grandi lavoratori mattinieri, perlopiù extracomunitari. Tutti stupratori, rapinatori, spacciatori e papponi, naturalmente. O almemo secondo qualcuno che a quest'ora sta dormendo. Pensare che ci fanno pure girare un po' l'economia con i loro abbonamenti Metrobus. Le guardie con la pistola ci spalancano l'ingresso del tunnel sotterraneo. Non s'inchinano, come faceva qualcuno più grosso di loro, ma sono lo stesso bravi ragazzi, nonostante l'arma. Bella lezione mi danno, a me che sostengo "meglio guardia che disoccupato". Anzi, volevo dire "meglio disoccupato che guardia", mi sbaglio sempre. Sto cazzo di Freud che mi perseguita dall'oltretomba con i suoi lapsus! O era laptus? Ci rifai, Sigmundo? Basta! Si arriva in stazione, da cui parte il treno. Fai il biglietto, tanto sei in anticipo. Poi sai, qualche imprevisto è sempre dietro l'angolo. Infatti... porcozzìo! Ma come? I self service aprono alle sei e dieci? Che cazzo di self service sarebbero? No, aspetta, ce n'è uno aperto e va a carta di credito. Pure a Postamat, tiè, e guarda un po' che c'ho sulla chiappa destra nel portafogli. Finalmente l'occasione di sfruttare i cinque euri annuali, in due anni mi è servito solo una volta. Non credete di sfuggire ai cinque euri, se non ci sono riuscito io. Metti carta, metti codice. Non ricordo codice: scade tempo. Rimetti carta, scrivi codice, ora che ricordo. Non ha preso la prima cifra, ma solo la seconda. Riannulla. Terzo tentativo: codice non giusto, carta rifiutata (potrebbe essere bloccata ancora oggi e per sempre). Tolgo, rimetto, niente. Mi sono giocato l'ultima possibilità di partire, considerando che le biglietterie aprono alle sei e dieci. Anche a loro piace fare le cose con calma. Ma, poichè quest'ultima è la virtù dei forti, e io modestamente sono una bestia, la mia mente superiore mi porta all'edicola e mi guida all'acquisto di un qualcosa prima non tenuto in considerazione: il biglietto a fascia chilometrica. Prendo quello da 250 km, distanza inferiore a quella necessaria, naturalmente: sono incazzato con Trenitalia e in qualche modo debbo (voce del verbo debbére) moralmente rifarmi. Ferito divento diabolicamente geniale nel rosicchiare euri preziosi alle multinazionali (o uninazionali). Sì perchè in questo caso la non-multa è assicurata. Non sto a spiegarvi, non mi va. Il treno delle sei non era così vuoto come credevo. C'è un mondo che gira, alle cinque di mattina. Sconosciuto. Un altro mondo. giovedì 3.3.05 23:23 Piazza Alimonda Fondamentale ricostruzione di ciò che successe in piazza Alimonda, quel maledetto 20 luglio 2001. Qui. |
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