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lunedì 30.8.10 17:58 Alfabetismo in Italia Segue un breve estratto di una recente ricerca dell'Ocse. Per maggiori informazioni consultare qui. ![]() 1. (in blu) Trovare in un testo molto breve un'informazione semplice e già nota, come ad esempio un nome. Un 35% degli italiani non va oltre questo livello di competenza. 2. (in rosso) Confrontare o addizionare due informazioni semplici presenti in un testo breve, evitando eventuali tranelli. Un altro 30% circa si attesta su questo livello e non supera il successivo. 3. (in giallo) Rispondere a una semplice domanda riassumendo le informazioni ricavate da un testo lungo. E' considerato dall'OCSE il livello minimo per orientarsi nella società dell'informazione. Non più del 35% degli italiani lo possiede e un 26% non va oltre. 4. e 5. (in celeste, confuse) Rispondere a domande condizionali (se x, allora y ?), facendo deduzioni logiche dall'incrocio di diversi testi lunghi. Circa il 9% degli italiani possiede questo tipo di competenze. In breve, il 65% della popolazione italiana non possiede le competenze alfabetiche minime, secondo l'OCSE, per orientarsi nella società dell'informazione (è cioè "funzionalmente analfabeta" o "semianalfabeta"). Mentre meno del 10% possiede le competenze necessarie per orientarvisi in modo critico e creativo. Con quali conseguenze? sabato 31.7.10 11:45 Risparmiare acqua lavandosi i denti? Meglio mangiare meno carne Quanta acqua si spreca lavandosi i denti col rubinetto aperto? 40 litri. Meglio chiuderlo. Ma quanta acqua viene utilizzata per produrre una sola bistecca? Più di 2000 litri. Leggi l'articolo completo lunedì 28.6.10 11:53 Il finto benessere L'Italia e altri Paesi mediterranei hanno costruito il loro benessere sul debito. Vuoi una casa? Fatti un mutuo. Una macchina? Fatti un mutuo. E così abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità. I prezzi delle case vanno alle stelle? Fatti un mutuo a vita. Che senso ha che un appartamento a Milano o Roma costi quattro o cinque volte in più dell'equivalente a Monaco o Berlino? E soprattutto perché la Germania, sempre attenta alle spese, dovrebbe salvare i Paesi quaquaraquà? lunedì 31.5.10 9:46 Accordi con bombe È ridicola l'enfasi che la stampa internazionale ha dato al preaccordo fra Stati Uniti e Russia per ridurre di un terzo i loro armamenti nucleari. Ridicola perché alla Russia rimarranno circa 8000 atomiche e agli americani 7000, quando con un centinaio di questi ordigni si può distruggere non solo un eventuale nemico ma l'intero pianeta. Che cambia? In realtà, come spiega bene Franco Venturini sul Corriere, l'accordo è in funzione anti-iraniana. Questo è il suo vero e unico scopo. Le due superpotenze dicono alla comunità internazionale, cioè in pratica a se stesse, guardate come siamo brave noi che riduciamo i nostri arsenali nucleari, mentre l'Iran, "brutto, sporco e cattivo", se ne vuole costruire uno. È come se un tipo armato di mille fucili ne buttasse via un centinaio e pretendesse, in nome di ciò, che l'avversario inerme non se ne fabbricasse nemmeno uno. Questo accordo si lega alla nuova "dottrina Obama" (il quale sta facendo rimpiangere George Bush che perlomeno, nella sua brutalità, era più onesto) per cui gli Stati Uniti si impegnano, bontà loro, a non attaccare nessun Paese con armi atomiche purché (tutto sta in questo "purché") abbiano firmato il Trattato di non proliferazione nucleare e dimostrino di non violarlo. E allora dell'alleato Pakistan che ne facciamo? E di Israele che non ha firmato il Trattato ma la Bomba, com'è notorio, ce l'ha anche se non lo ammette e i suoi missili nucleari sono puntati sul territorio iraniano? No, l'ammonimento vale solo per Teheran. L'Iran è circondato da potenze nucleari, Russia, Cina, India, Pakistan, Israele, alcune dichiaratamente ostili. Non fosse che per questo avrebbe diritto di costruirsi la sua Atomica che è un'arma di pura deterrenza perché nessun regime, nemmeno quello degli Ayatollah, sarebbe così pazzo da farne uso sapendo che nel giro di qualche ora sarebbe raso al suolo dalla reazione americana. Ma, allo stato, non c'è alcuna prova che l'Iran voglia costruirsi l'Atomica. Ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare e lo ha rispettato. Ha riaperto i suoi siti nucleari alla presenza degli ispettori dell'Aiea, l'agenzia Onu per il controllo dell'energia nucleare e ne ha accettato i controlli. Finora le ispezioni hanno verificato che l'arricchimento dell'uranio nelle centrali iraniane non supera il 20% che è la quota necessaria per usare il nucleare a fini civili, energetici e medici. Mentre per arrivare a costruire una bomba atomica l'arricchimento deve superare il 90%. Vari esponenti americani, politici e militari, avevano dichiarato negli anni scorsi che l'Iran si sarebbe fatta l'Atomica "entro il 2010". Il 2010 è arrivato e gli iraniani non hanno nemmeno completato il loro programma di nucleare civile. E allora? L'aggressività occidentale si basa su un processo alle intenzioni, sul sospetto che gli iraniani vogliano andare oltre. E io, non riesco a capire perché in base a un semplice sospetto un Paese, l'Iran, debba essere imbottito di sanzioni e minacciato di attacchi nucleari (la stampa americana ha documentato che piani del genere sono stati approntati sia da Washington che da Tel Aviv) e un altro Paese, Israele, che la Bomba ce l'ha e sembra dispostissimo a usarla, come i suoi dirigenti hanno più volte fatto capire, debba essere lasciato tranquillo. L'unica ragione che vedo è che l'Occidente si percepisce come troppo civile, una "cultura superiore", per fare stragi atomiche, mentre ci sarebbero "culture inferiori" incontrollabili e disposte a tutto. Ma finora gli unici ad aver osato buttare un paio di bombette atomiche sono stati proprio i civilissimi United States of America che da più di mezzo secolo pretendono, anche a suon di bombe all'uranio impoverito (Serbia, Iraq, Afghanistan), di fare la morale al mondo intero. domenica 25.4.10 13:41 Incredibile: una buona notizia! Il festeggiamento perfetto del 25 aprile (ANSA) - ROMA, 25 APR - La polizia ha sequestrato a Roma 4.000 manifesti con sopra la foto del Duce: 17 persone sorprese ad attaccarli sono state denunciate. Contestata l'apologia di fascismo. Tra i denunciati un militante di Forza Nuova. I 17 sono stati individuati questa mattina alle 4 dalle volanti della Polizia in via XXI Aprile. La Digos ha riconosciuto un estremista di destra gia' denunciato in passato. Perquisito un magazzino,sulla stessa via,utilizzato dal militante di Forza Nuova per tenere i manifesti. lunedì 12.4.10 14:42 Il bacio della morte Giuliano Ferrara è stato avvistato l'altroieri a pranzo con Gianfranco Fini che, scrivono i giornali, "l'apprezza molto" e si fa consigliare da lui. Già l'idea di farsi consigliare da un impiegato del suo peggior nemico non pare particolarmente brillante. Se poi si tratta di Ferrara, la trovata è doppiamente suicida. Stiamo parlando del maggior collezionista di fiaschi della storia moderna: la sua scia è lastricata di cadaveri politici, anche se lui passa sempre per "molto intelligente". Solo per motivi anagrafici non potè augurare buon viaggio ai passeggeri del Titanic, ma fu come se l'avesse fatto. Ci permettiamo pertanto di consigliare il presidente della Camera di tenersi a debita distanza, per evitare le schegge in caso di esplosione. Ogni volta che Ferrara esplode, il che accade a intervalli regolari sempre più ravvicinati, lui rimane illeso, ma tutt'intorno ogni forma di vita nel raggio di decine di chilometri si estingue per sempre. In gioventù Giuliano sposò la causa del comunismo: si sa com'è finita. Lui intanto si era già riaccasato nel Psi al fianco di Craxi. In breve tempo il più antico partito italiano fu accompagnato al cimitero, mentre Craxi, saggiamente consigliato di gridare al complotto anziché arrendersi e patteggiare, riparò in Tunisia inseguito dalle guardie. Nel frattempo il Platinette Barbuto era planato su Forza Italia. Berlusconi, ancora inesperto, lo nominò portavoce e ministro per i Rapporti col Parlamento. Mai, a memoria d'uomo, un governo ebbe peggiori rapporti col Parlamento, tant'è che il Cavaliere, in un attimo di sconforto, sbottò: "Mi servirebbe un portasilenzi". Durò 7 mesi (non Ferrara: il governo). "Lascio la politica per sempre, non fa per me", annunciò Ferrara. E fondò il Foglio, a spese di Veronica e dei contribuenti: un miracolo editoriale da 10 mila copie scarse, noto soprattutto per un "elogio di Previti" e per la strenua difesa del giudice Squillante ("un uomo probo"): il primo finì in galera, il secondo invece pure. Nel '97 Ferrara andò a dirigere Panorama, ma dovette presto lasciarlo, prima che l'abbandonasse anche l'ultimo lettore. Tornò alla politica, candidato del Polo al Mugello contro Di Pietro. Un'ecatombe biblica: 16%, minimo storico mai toccato dal centrodestra. Il Molto Intelligente lasciò un'altra volta la politica e tornò al Foglio, dove sponsorizzò appassionatamente D'Alema e la Bicamerale, giusto in tempo per veder naufragare l'uno e l'altra. Berlusconi rinunciò ai suoi preziosi consigli, infatti stravinse le elezioni del 2001. Fu allora che il Platinette si gettò a corpo morto sulla scena internazionale per sostenere Bush e Blair impegnati nella mitica "guerra al terrorismo", cioè all'Irak, con la scusa delle "armi di distrazione di massa": il Foglio pubblicò diversi articoli con le prove della loro esistenza, ovviamente fasulle. Gli osservatori Onu, sul posto, non ne trovavano traccia alcuna, ma lui le vedeva a occhio nudo della sua terrazza romana. Quando gli americani entrarono a Baghdad a bordo di Ferrara, lui azzardò: "In Irak si vince facile". Infatti. Due anni fa sposò la causa di Sarkozy e quest'ultimo non sapeva cosa stava per capitargli: l'ha scoperto dopo la recente disfatta elettorale. Frattanto Ferrara, rientrato sul suolo patrio, patrocinava la candidatura di D'Alema al Quirinale (per la gioia di Napolitano) e di Rutelli al Campidoglio (per la gioia di Alemanno), lasciava Otto e mezzo (raddoppiandone gli ascolti), lanciava nel firmamento politico Michela Vittoria Brambilla (con gli esiti a tutti noti), sosteneva Veltroni nell'inciucio col Cavaliere (segnando la prematura fine politica di Veltroni), puntava tutto su Sarah Palin contro Obama (no comment), fondava la Lista No Aborto (raccogliendo più uova in faccia che voti). L'ultimo bacio della morte è stato per Ratzinger: infatti la Chiesa vive la peggior crisi in duemila anni e il Vaticano organizza tornei di rosari per strappare almeno un attacco del Foglio. Ora Ferrara ci riprova con Fini. Presidente, sia gentile, lasci perdere: ci serve vivo, nei prossimi anni. domenica 11.4.10 16:21 L'Italia borbonica e l'altro Risorgimento mercoledì 31.3.10 9:14 Basta farti prendere per il culo: fatti una cultura! Lezioni universitarie GRATIS, da casa, in pantofole. Qualsiasi materia. Dove? Su UniNettuno, canale RaiNettunoSat. Per scaricare e vederle su computer consiglio il solito ed immenso ![]() martedì 30.3.10 12:05 Luoghi comuni sugli stranieri e dati veri Si potrebbe parlare a lungo di statistiche e della loro interpretazione. E dei giochini dei politici per ribaltare la realtà tramite una lettura ad hoc dei numeri. Ma per questa volta facciamola breve e andiamo alla fonte. La differenza enorme è tra percezione e situazione effettiva: secondo gli italiani, gli stranieri sono il 23% dei residenti. Realtà: 5.8% all'inizio del 2008, 6.5% nel 2009, 7.3% nel 2010. Gli immigrati regolari sono 4.4 milioni, quelli irregolari si stimano in circa 420mila. Provenienze: rumeni 968000, albanesi 538000, marocchini 497000, cinesi 215000, ucraini 200000, filippini 145000. La grande presenza di rumeni è dovuta anche ad una emersione da una precedente condizione di clandestinità. Da cittadini europei non hanno più bisogno del permesso di soggiorno. La maggior parte di irregolari sono asiatici. I cinesi, da soli, rappresentano il 10% di tutti gli irregolari. "E vengono tutti qui!" Vediamo la percentuale del 2008 di stranieri della UE storica (in Romania e Polonia l'immigrazione è quasi zero, essendo paesi appetibili solo da pochi anni): Irlanda 12.6% Spagna 11.6% Austria 10.2% Germania 8.8% Italia 5.8% Francia 5.7% tenendo conto che, per esempio, che chi nasce in Francia ha diritto alla cittadinanza. In Italia no. In Gran Bretagna possono diventare cittadini un po' tutti. Quindi, secondo i nostri canoni, in Francia e Gran Bretagna (e forse altre) la percentuale ci risulterebbe molto più alta. Una considerazione, che ha poco a che fare con i dati ma molto con i luoghi comuni, la voglio fare. Non penso che gli stranieri siano migliori di noi. No, siamo tutti stronzi. Puntiamo ai soldi, al successo, alle belle macchine. Apparenza. Vestiti di marca per mostrarsi belli in società. mercoledì 17.2.2010 11:15 La vergogna di dirsi berlusconiani Con Berlusconi si manifesta un singolare fenomeno, già noto ai tempi della Democrazia cristiana. Negli anni Sessanta e Settanta erano rarissimi quelli che ammettevano di votare Dc. Ma il partito del "Biancofiore, simbol d'amore" prendeva regolarmente, a ogni elezione, il 30 per cento dei suffragi. Evidentemente chi lo votava se ne vergognava. Così è con Berlusconi. Nei bar, nelle palestre, in piscina, ai bagni o in qualsiasi altro ritrovo pubblico che raccolga un po' di gente, nessuno, anche quando il discorso cade sul politico, dice di votare Berlusconi. E anche fra i giornalisti, a meno che non siano i giannizzeri del Giornale, di Libero, di Panorama, e pure qui non sempre, nessuno ti dice apertamente che sta con Berlusconi. Un poco se ne vergognano, anche loro. Ma i berluscones si smascherano in modo indiretto. Se uno ha in orrore Di Pietro, considerandolo il vero "cancro morale" di questo paese, è molto probabile che sia un berluscones. Se vi aggiunge Marco Travaglio ne hai quasi la certezza. Se ci mette anche Giorgio Bocca è matematico. Per Di Pietro la cosa si capisce, perché è l'unico, vero, contraltare politico del Cavaliere e, per soprammercato, porta avanti il discorso della legalità. E i berluscones detestano la legalità, naturalmente quando si pretende di richiamarvi "lorsignori", per gli altri c'è la "tolleranza zero". Sono i liberali alla Ostellino, alla Galli della Loggia, alla Panebianco, i liberali da Corriere della Sera (scriveva un indignato Panebianco ricordando l'orribile stagione di Mani Pulite: "L'opera di repressione non doveva più occuparsi prevalentemente, come aveva sempre fatto, dei 'deboli' e dei reietti, ma poteva rivolgersi anche ai potenti" - Corriere della Sera, 20/9/1999 - e in un altro pregevole scritto "Non parliamo d'altro che di 'corruzione', 'concussione', 'abuso di ufficio' e non ci accorgiamo dei reati di vero allarme sociale che sono quelli della microcriminalità", e ancora "La legalità, semplicemente non è, e non può essere, un valore in sé" (Corriere, 16/3/1998). Peraltro l'orrore per il "giustizialista" (altra parola magica che smaschera il berluscones occulto) Di Pietro è un poco contraddittorio. L'intera classe politica attualmente in sella, berluscones in testa, non esisterebbe se non ci fosse stato il "giustizialista" Di Pietro. Particolarmente grottesca è l'avversione a Di Pietro degli ex Msi, ex An, oggi Pdl che, dopo essere stati espunti per decenni dalla politica con la truffa dell'"arco costituzionale", tornarono all'onor del mondo proprio grazie a Mani Pulite. Dove sarebbe oggi, senza Di Pietro, per esempio l'onorevole La Russa, disonorevole ministro della Difesa? Sarebbe ancora nelle catacombe a fare il "cattivo maestro" di ragazzi che poi, sotto quelle suggestioni, andavano magari a rovinarsi tirando qualche bombetta (Murelli e Loi). Travaglio è scontato. Sulla legalità ha un rigore torinese, jansenista. Sia a destra sia a sinistra per la verità, ma il berluscones non va tanto per il sottile. Quando però gli chiedi cosa rimprovera a Travaglio, farfuglia. Il massimo che riesce a dire è che "con i libri su Berlusconi ci ha fatto i soldi". Che è come dire che Sciascia non doveva fare le denunce di Todo modo perché quel libro ha venduto. Ma il più incomprensibile, e quindi il più significativo, è Giorgio Bocca. Se in una conversazione salta fuori, per qualsiasi motivo, il nome di Bocca, il berluscones occulto cade in deliquio, fa il ponte isterico, gli viene la schiuma alla bocca e manca poco che venga preso da una crisi epilettica. Eppure Bocca è stato il primo giornalista italiano di sinistra, ma anche non di sinistra, a denunciare sul Giorno, in un memorabile reportage degli anni '60, che cosa fosse realmente la gloriosa Unione Sovietica. Meriterebbe un posto d'onore nel mondadoriano e berlusconiano opuscolo "Il libro rosso degli orrori del comunismo". Invece i berluscones lo odiano. E si vedono anche delle sciacquette del giornalismo nostrano, gente che ha cominciato a scrivere editoriali, cioè temi da liceo, a vent'anni, e a trenta, non avendo fatto alcuna esperienza sul campo, non san più che dire, storcere il naso di fronte al nome di Giorgio Bocca e alla sua straordinaria carriera che gli permette, alle soglie dei novant'anni, di essere ancora perfettamente lucido sulla pagina. "Non devo alcun rispetto a Bocca" scriveva tempo fa un pinchetto di cui non ricordo il nome, poniamo un Facci qualsiasi, mentre dovrebbe fare i gargarismi prima di pronunciare il suo nome invano. Comunque sia un indizio è un indizio. Tre indizi (Di Pietro, Travaglio, Bocca) fanno una prova. Quindi se vi capita in casa un tipo mellifluo, che affetta equidistanza, ma quando sente i nomi di quei tre ha reazioni da demonio finito in un'acquasantiera, potete andare sul sicuro: è un berluscones doc. E cacciatelo a pedate nel culo perché non ha nemmeno il coraggio civile di essere ciò che è. Massimo Fini - il Fatto Quotidiano (11 febbraio 2010)
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