I QUINTILI Pizza&Food.
Quintali di buona pizza a Roma d’estrazione casertana.




Dei quartieri più affollati, periferici o problematici della Capitale, Tor Bella Monaca ha la particolarità di somigliare per architettura a molte altre zone dell’hinterland romano.
Soprattutto di notte, quando l’attraversi in macchina e la luce dei lampioni sfuma i dettagli, il gioco dei rimandi abitativi ti si attiva nell'immaginario.
E come il parco tematico Italia in Miniatura espone modellini pressoché identici alle meraviglie ubicate nelle varie città – il Duomino di Milano, la Basilichetta di San Pietro - così Tor Bella Monaca evoca dalle sue viscere fatte di cemento, asfalto e vegetazione brada, altri rioni ai confini della Città Eterna.
Una viuzza semplice e alberata rimanda subito a Rebibbia, una fila di lotti visibilmente datati fa pensare a San Basilio, edifici squadrati somiglianti ai caseggiati di Casal Bruciato, poi lo sguardo s’allunga su un’altura di palazzi arroccati come fortilizi e sembra di stare a borgata Fidene, infine è sufficiente percorrere un vialetto che apre su enormi slarghi verdeggianti e ti trovi d’incanto nel più tranquillo e un po’ disadorno Casal Monastero.
Ed è proprio nel simil Casal Monastero di Tor Bella Monaca, che è spuntata dal nulla una delle pizzerie più singolari e ragguardevoli dei sobborghi.

Sì, perché in tempi di aperture forsennate in aree popolari, rurali o chic, l’iter contemporaneo da seguire per una pizzeria che vuole starci dentro è sempre il medesimo e quindi s’assiste all’inaugurazione in pompa magna di un locale accattivante, ben frequentato e dal design impeccabile. Che poi la pizza servita al tavolo sia un portento della natura o un fallaccio a gamba tesa ai danni del buon gusto, è un problema che viene posto solo in un secondo momento.
Prima l’avvenenza estetica per la folla degli aperitivi, poi la sostanza cibaria.

Ai Quintili invece accade l’apoteosi dell’opposto.
Il Leader maximo della rivoluzione romana Marco Quintili, è andato subito al dunque escogitando il solo e unico modo di proporre pizza e fritti in maniera degna: facendolo ai livelli dei grandissimi, con l’ausilio di un forno approntato come Dio comanda, farine e materie prime di livello e una cucina equipaggiata dell’essenziale. E solamente dopo ha buttato l’occhio su tutto il resto.

Così, mentre cerchi un parcheggio per farti la tua mangiata serale, in lontananza vieni catturato dalle vetrate di una specie di stanzone illuminato a giorno, numerose teste chine sui piatti nell’atto di pasteggiare con gaudio, spoglie pareti bianche e tavolini spartani collocati dove trovano spazio.
L’ambiente è incassato sotto il portico del palazzo che lo ospita, nessuna insegna in bella vista, se non delle targhe di plastica fissate sulle mattonelle ai lati dell’ingresso.
Se non sai che è una pizzeria, a distanza rassomiglia più a una ludoteca dove i pischelli si sfidano a colpi di giochi da tavolo e carte Magic, oppure a un’associazione culturale che prende a cuore le esigenze ricreative dei residenti. Incredibile! Poi mentre raggiungi l’entrata e col colpo d’occhio ti dice bene, una porta spalancata che dà su una stanza separata dal locale, mostra un forno in piena attività eruttiva e il lavoro ininterrotto dei pizzaioli.
E allora capisci che da quelle parti si fa sul serio.

Una volta adagiati su frugali sediole e superato l’impatto sonoro dovuto al rimbombo della caciara circostante, le proposte del menù e un personale premuroso ti mettono subito nella condizione di papparti almeno due pizze. Cosa che avverrà nel migliore dei modi e che renderà lieto il viaggio di ritorno verso casa.

Lo stile proposto della pizza è quello della consistenza soffice su cornicione maggiorato all’inverosimile. Topping d’alta qualità dispensati generosamente. Preparazione dei fritti inappuntabile.




C’è anche il tempo d’incrociare Marco Quintili, complimentarsi con lui e scambiarci qualche chiacchiera.
Originario di Pignataro Maggiore in provincia di Caserta, una vita a darsi da fare in zone limitrofe a Roma e alla fine la scommessa impavida di puntare tutto nel Sud-Est della metropoli.
Il volto di Marco ha un aspetto arcigno che ricorda quello di Raiz degli Almamegretta (che per me è un complimento), oltre alla temerarietà del Libanese di Romanzo Criminale, quando esclama la sua celebre «Pijamose Roma e pijamosela mò, prima che 'o faccia quarcun'artro!». Che è esattamente quello che mi ha rivelato Marco, pensando in grande e volendo istituire numerosi “centri sociali” della pizza dove diffondere il verbo della verace.

Prevedendo un futuro professionale radioso e l’avviamento di pizzerie che in altri quartieri richiederanno una diversa impostazione strutturale, il desiderio più forte è che la sede in questione di via San Biagio Platani resti così com’è: brulla, animata dagli autoctoni che beneficiano dello spirito conviviale del contesto e retta dall’unico punto inamovibile che rimane la bontà dell'offerta.

Altro auspicio, è che una realtà del genere riesca a scardinare l’attitudine stanziale del romano, che abitando in una città smisurata e caotica, preferisce restarsene in zona o tutt’al più avvicinarsi ai luoghi d’aggregazione in centro. E poi diciamocela tutta, ammazzando sul nascere ipocrisie e buonismi, ma Tor Bella Monaca per molti romani è come l’Uomo nero per i ragazzini.
E invece sarebbe incredibile, chessò, notare una clientela agiata e raffinata come quella de La Gatta Mangiona del sommo Giancarlo Casa, operare transumanze convinte e avventurose verso un quartiere agli antipodi.
E tutto in nome della pizza!

Per tastare il polso dei preconcetti e dei timori, chiudo col più efficace dei tripadvisor, che sono i commenti a caldo nei gruppi dei miei amici tramite smartphone.

«Per gli amanti della pizza napoletana vorrei segnalare un locale spartano (tinteggiatura bianca, nessun quadro, tavoli di nonna), non silenzioso, in zona residenziale Tor Bella Monaca, dove abbiamo avuto modo di gustare un ottimo prodotto, accompagnato da fritti molto gustosi.»

«Ammazza, fino a Torbella siete arrivati? Ma come avete fatto?!»

«Abbiamo preso Italo al 50% di sconto.»

«Forte. Io ci andrò a breve, sperando che non mi fottano la Kia nuova.»

«Ecco. ll solito cliché sul quartiere difficile e abbandonato dalle istituzioni ma che sa offrire anche angoli validi come i Quintili. Pfui! Alzate quelle vostre chiappe flaccide dal divano e fatevi una mangiata come si deve. Non ve ne pentirete.»




Kurando.
Luglio 2018.

Giano Zafferallo. Gambero Bronx.